MILANO — Dopo il giovedì nero, un venerdì quasi altrettanto cupo. Anche ieri la crisi di liquidità che sta terrorizzando i mercati finanziari internazionali si è tradotta in un'altra ondata di vendite sulle Borse. Con le grandi banche centrali, dalla Fed americana alla Bce fino alla Bank of Japan, che sono state costrette a un nuovo intervento congiunto di rifinanziamento del sistema, per riportare entro la soglia di riferimento tassi che erano schizzati molto al di sopra. Un segnale rassicurante è poi giunto dal Fondo monetario internaziona-le, che in una nota definisce «gestibili» le conseguenze «del riequilibrio dei rischi di credito in corso».
Da Roma, sia la Banca d'Italia sia il Tesoro e la Consob hanno sottolineato di essere impegnate in un'azione di «monitoraggio», in stretto contatto fra di loro. «Non ci sono motivi di allarme riguardo alle specifiche condizioni dei mercati e degli intermediari in Italia», ha precisato via Nazionale.
Dopo la chiusura in profondo rosso registrata giovedì a Wall Street, ieri la giornata è cominciata di nuovo all'insegna della paura all'apertura delle piazze asiatiche, con Tokyo che ha perso il 2,37% e Hong Kong il 2,88%. Poche ore più tardi, al via dei mercati europei, stesso clima: la crisi partita dai mutui subprime americani e ormai trasformata (o percepita) in una generale stretta del credito ha convinto gli investitori a continuare la loro fuga dai titoli azionari, soprattutto del settore finanziario. Con il risultato che sulle Borse europee sono andati in fumo ieri altri 270 miliardi di euro. A Milano l'indice S&P Mib ha ceduto il 2,65%, Londra il 3,71%, Francoforte l'1,48%, Parigi il 3,13% e Zurigo il 2,72%.
Per le banche centrali è stata ancora una giornata di passione. Già dalla mattinata la Bce è di nuovo intervenuta con un'iniezione di 61,05 miliardi di euro nel sistema bancario continentale (dal quale sono arrivate richieste per 110,035 miliardi di euro complessivi, da parte di 62 istituti), per riportare sotto controllo i tassi sui prestiti overnight che erano balzati oltre il 4,5% (meno comunque del 4,7% registrato giovedì). Copione analogo per la Federal reserve americana: tre interventi pronti contro termine, rispettivamente da 19, 16 e 3 miliardi di dollari, per ricondurre alla soglia fissata di 5,25% tassi che viaggiavano oltre il 6%. L'azione congiunta è servita a portare un po' di calma anche sulle piazze azionarie, soprattutto a Wall Street dove gli indici, partiti in rosso, hanno ripreso fiato fino a chiudere quasi in parità (meno 0,23% il Dow Jones Industrial, meno 0,45% il Nasdaq).
E sulle prossime mosse dei banchieri centrali sono ora puntati gli occhi degli addetti ai lavori. Negli Usa la maggior parte degli analisti scommette su un taglio dei tassi d'interesse base, dall'attuale 5,25% al 5%, già il prossimo mese. E su un'ulteriore riduzione dello 0,25% entro fine anno. In Europa, invece, i pronostici sono per un rinvio di quell'aumento del costo del denaro (dall'attuale 4% al 4,25%) che la Bce aveva in programma per settembre. Ma negli Stati Uniti è ufficialmente partita anche la caccia alle possibili perdite collezionate e non ancora rese note dagli istituti finanziari attivi sul mercato dei mutui subprime. La Sec (l'organo di controllo del mercato, analogo alla Consob italiana) ha infatti iniziato a guardare dentro i conti di banche d'affari, banche commerciali e finanziarie, compresi i big di Wall Street come Goldman Sachs e Merrill Lynch.